La storia

Lungo il tragitto che dalla strada Romea, l'antica via romana Popilia, conduce al comune di Porto Tolle, si incontra l'impianto idrovoro Ca' Vendramin realizzato, tra il 1900 ed il 1905, dal "Consorzio agli Scoli dell'Isola di Ariano". Intenzione del Consorzio era quella di avviare la realizzazione della bonifica dell'isola facendo affidamento su nuovi impianti che la tecnica meccanico - idraulica metteva a disposizione fin dalla seconda metà del XIX secolo.

Il progetto di studio generale della bonifica dell'Isola di Ariano fu redatto dal Regio Genio Civile di Rovigo il 23 settembre 1886 con appendice del 19 ottobre 1887, cui seguì una prima modifica il 15 giugno 1889. Un nuovo progetto generale per la sistemazione idraulica, agraria ed igienica del comprensorio venne compilato, in data 15 novembre 1895, da Domenico Donzelli, ingegnere dello stesso Regio Genio Civile di Rovigo. Successive, importanti varianti furono introdotte dall'ing. consorziale Antonio Zecchettini, che certamente non prevedeva quale futuro sarebbe toccato, alle soglie del duemila, allo stabilimento idrovoro Ca' Vendramin, la sua trasformazione, cioè, da manufatto tecnico a Museo della Bonifica.

A seguito del decreto del Ministero dei Lavori Pubblici, in data 7 marzo 1900, furono iniziati i primi lavori di prosciugamento dei terreni, con la costruzione di una vasta rete di canali adducenti l'acqua di scolo al nuovo impianto idrovoro Ca' Vendramin, collocato in omonima località nella parte meridionale del comprensorio maggiore dell'Isola di Ariano, munito di gruppi di sollevamento pompa - motrice a vapore con scarico in un canale arginato che a sua volta portava le acque alla foce del Po di Goro.
Iniziava con quest'opera la definitiva bonifica dell'Isola di Ariano soggetta, nei secoli precedenti, ad alterne vicende idrauliche, di cui le alluvioni costituirono l'evento negativo più frequente e la causa di profondi sconvolgimenti dell'assetto territoriale. L'area, nonostante i tentativi di difesa e regolazione delle acque da parte della popolazione residente, era prevalentemente costituita da valli, paludi, acquitrini e, solo in modesta misura, destinato alle colture, di cui preponderante era quella del riso. Alla fine dell'800, l'ambiente umano ed il quadro sociale erano in condizioni fortemente precarie: mancavano quasi del tutto le infrastrutture ed i servizi, vegetava ovunque la canna palustre e diffusissime erano le febbri malariche, il tifo e la pellagra.

I positivi risultati economici, e soprattutto sociali, realizzati con la costruzione delle opere, furono subito evidenti e sensibili ed avviarono la popolazione dell'Isola di Ariano verso una più moderna e civile esistenza. Con tali opere, si apriva una nuova fase economica e sociale non solo per gli abitanti dell'Isola di Ariano, ma per l'intero comprensorio del delta del Po, per il quale iniziava un'era di grandi trasformazioni territoriali e di progressivo insediamento civile; modificazioni ed attività non facili, in un ambiente particolarissimo, dall'equilibrio idraulico estremamente precario, delicato e di recente, recentissima formazione.

Per oltre sessant'anni l'idrovora ed il sistema di canali afferenti ad essa hanno quindi svolto un lavoro egregio, una funzione essenziale per l'evoluzione territoriale ed economico-sociale dell'Isola di Ariano. In particolare l'impianto idrovoro ha fatto fronte con i suoi macchinari originari, solo in parte oggetto di adeguamento e ammodernamento, a tutte le trasformazioni fondiarie, urbanistiche e sociali, costituendo per parecchi decenni il "cuore" dell'evoluzione territoriale e della stabilizzazione, dello sviluppo della popolazione e delle sue attività. Avendo ormai, alla fine degli anni '60, perduto ogni attiva funzione di servizio alla bonifica, la vecchia idrovora è avviata a diventare un importante centro di attività culturale, una testimonianza, per il visitatore, della lunga storia della bonifica, dell'immane lotta dell'uomo per prosciugare, per costruire potenti arginature fluviali e marittime a difesa del territorio. Rappresenta anche, in senso più lato, la dimostrazione di cosa ha fatto e può fare l'attività "bonificatoria" in qualsiasi luogo intervenga, per migliorare le condizioni igieniche, agrarie, "infrastrutturali" ed i servizi, con l'obiettivo non solo di mantenere il territorio, ma di puntare al suo complessivo sviluppo economico e sociale.

Ca' Vendramin è ora un luogo in cui analizzare le diverse finalità che si proponeva la bonifica, patrimonio culturale di questo territorio e come tale meritevole di essere salvaguardato. E' proprio partendo da questa considerazione che è nata l'idea di un Museo della Bonifica e quindi di un'istituzione intenzionalmente in rapporto con il territorio, cioè con il complesso di beni culturali ed ambientali che ne caratterizzano l'aspetto storico e naturalistico.

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