Lagune del Delta del Po

Il sistema lagunare del delta del Po comprende 18.000 ha di specchi d'acqua, di cui 8.150 ha sono occupati da lagune, 8.600 ha da valli di pesca arginate e oltre 1.250 ha di aree umide. Si tratta di un ambiente particolarmente delicato e instabile, soggetto alle intense dinamiche proprie delle zone di transizione. Al tempo stesso la sua salvaguardia idraulica e morfologica costituisce un obiettivo irrinunciabile in ragione dell'elevato valore ecologico e delle molteplici attività antropiche che in esso hanno luogo ( pesca, acquacoltura, turismo, etc. ).

Le attività produttive tipiche delle lagune del delta del Po rappresentano, dopo l'agricoltura, una delle principali e tradizionali attività di occupazione per gli abitanti. Attualmente la pesca e l'allevamento di molluschi in laguna o l'allevamento di pesce nelle valli, offrono occupazione diretta a oltre 2.000 persone, alle quali se ne aggiungono altrettante, impiegate nella commercializzazione del prodotto. Negli ultimi decenni del secolo scorso le lagune deltizie sono state soggette ad un progressivo degrado idro-morfologico ed ambientale. Tra le ragioni si deve menzionare in primo luogo la subsidenza, che ha manifestato i propri effetti negativi modificando sia la modalità di gestione della bonifica idraulica dei terreni asciutti, sia la morfologia e il regime idrodinamico delle lagune deltizie, determinando l'abbassamento e l'approfondimento dei fondali, la scomparsa degli elementi morfologici caratteristici, l'assottigliamento degli scanni litoranei che smorzano naturalmente l'energia delle onde.

Come conseguenza ultima si è avuta una drastica riduzione delle specie animali e vegetali, principali indicatori dell'ecosistema. Senza gli interventi dell'uomo, le lagune del Delta sarebbero destinate a perdere le caratteristiche morfologiche di zone umide per assumere un aspetto uniforme e monotono, simili a quelle di un lago salato o di un'ampia baia. Per ovviare a tale situazione critica, nel corso degli anni sono stati effettuati studi scientifici per ottenere il risanamento ambientale delle lagune e il recupero delle loro risorse produttive e lo sviluppo delle attività economiche ad esse collegate.

Tali studi hanno altresì individuato lo strumento da utilizzare per vivificare le lagune, ripristinando, nei limiti del possibile, le caratteristiche che le lagune possedevano prima del verificarsi del fenomeno della subsidenza, semplificando il campo delle soluzioni verso due categorie di lavori: Scavo di nuovi canali sublagunari o riescavo ed adeguamento di quelli esistenti nelle zone di maggior profondità; Formazione di barene artificiali costituite col materiale proveniente dagli scavi scaricato in aree opportunamente perimetrale nelle zone di minor profondità. L'escavo dei nuovo canali è stato realizzato con idonee draghe aspiranti e refluenti e, in casi specifici, con escavatori montati su natanti.

Le lagune principali sono 7:

  • Laguna di Caleri;
  • Laguna di Vallona;
  • Laguna di Barbamarco;
  • Sacca del Canarin;
  • Laguna del Basson;
  • Laguna del Burcio;
  • Sacca di Scardovari.

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