Sacca di Scardovari

Comunicava fino al 1997 con il mare Adriatico attraverso una sola bocca larga 1.700 metri, posta perpendicolarmente alla direttrice sud-est. Con i lavori PIM realizzati fra il 1995 e il 1997 è stata aperta una seconda bocca in prossimità della foce del Po di Tolle. La parte di bacino che si trova immediatamente a ridosso delle bocche possiede fondali non uniformi dal punto di vista batimetrico per la presenza di canali, in parte naturali e in parte artificiali, che penetrano all'interno della laguna per circa 2 km fiancheggiati da ampie zone caratterizzati da fondali poco profondi.

Nella parte più interna della sacca vi sono, invece, fondali più uniformi e leggermente più profondi. Le principali attività che vi si svolgono sono costituite dalla vongolicoltura, dalla mitilicoltura e, in misura minore, dalla pesca, a causa del peggioramento della qualità delle acque, all'inizio degli anni 90, in particolare per la mancanza di un'ossigenazione adeguata e di un ricambio idrico sufficiente, hanno subito notevoli danni.

Di qui la necessità di intervenire con opere mirate per il risanamento della laguna. La soluzione adottata nel progetto generale, basata sui risultati ottenuti dall'applicazione di un modello matematico bidimensionale consiste essenzialmente nella riapertura di una seconda bocca a mare originariamente situata sullo scanno litoraneo, vicino alla foce del ramo di Po di Tolle; nello scavo di una rete di circa 23 km di canali lagunari di varie dimensioni (larghezza variabile tra 50 e 150 metri, profondità di -3.50 metri) e secondo un percorso scelto in maniera di armonizzare le esigenze idrodinamiche con quelle legate all'ubicazione degli allevamenti di mitili esistenti; nella costruzione, con il materiale di risulta degli scavi, di cinque barene; nel rinforzo con pietrame del tratto di arginatura interna alla sacca, immediatamente a est della bocca, per uno sviluppo complessivo di circa 1900 METRI; nella costruzione di un manufatto di regolazione delle maree, da tenere chiuso nella fase di flusso e aperto in quella di riflusso così da migliorare la circolazione interna.

In relazione ai finanziamenti resi disponibili nel 1996 nell'ambito del citato programma PIM fu redatto un progetto di primo stralcio nel quale furono prescelti, tra gli interventi sopra descritti, quelli che conferivano immediata efficacia al ricambio delle acque lagunari. Si è previsto perciò di realizzare anzitutto l'apertura della nuova bocca a mare e una parte dei lavori di drenaggio di canali e di ricostruzione delle barene. Le opere finanziate per la Sacca di Scardovari rappresentano un primo, particolare intervento che ha avuto un diretto beneficio sulla parte meridionale della laguna ( Bottonera ).

Il riassetto complessivo deve tener conto delle seguenti ulteriori necessità: completamento dell'escavo dei canali interni alla sacca; costruzione di barene e velme per il deposito dei materiali di dragaggio e per la ricostruzione della morfologia lagunare; costruzione di un manufatto regolatore situato a ridosso dell'argine della Sacca per indurre in maniera "forzata" un moto circolatorio delle acque di mare; rinforzo e consolidamento dello scanno a mare.

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