Barriere sommerse e nuovo progetto

Per la tutela, la promozione e lo sviluppo della zona costiera del Veneto e per la creazione di zone di tutela biologica marina della costa del delta del Po, il legislatore regionale ha approvato la legge regionale con la quale ha affidato al Consorzio la gestione dell'allestimento di barriere artificiali sommerse.

L'intervento si propone la salvaguardia, la protezione e il ripopolamento delle specie ittiche e attua un sistema di interventi finalizzati all'istituzione di zone di tutela biologica e la diversificazione, valorizzazione e riconversione delle imprese di pesca verso la molluschicoltura, la maricoltura e lo sviluppo del turismo marittimo. Il progetto, denominato ADRI.BLU, si è concretizzato in un interevento di tutela della biologia marina per favorire la riproduzione e l'accrescimento delle specie ittiche , con la realizzazione di limitate elevazioni artificiali del fondale marino costiero, utilizzando materiale inerte per la formazione naturale indotta di " tegnue".

IL NUOVO PROGETTO
Il progetto ADRI.BLU prevedeva l'allestimento di barriere artificiali in aree interdette alle attività di pesca professionale esemplificando i siti con relitti affondati. Comunque, tali barriere dovevano essere dislocate ad una profondità tale da garantire una colonna d'acqua superiore a dieci metri dal punto più alto della barriera. Il Gruppo di Lavoro suggerì di limitare lo studio in due aree specifiche: una al largo della laguna di Caleri ed una al largo dell'area compresa tra le Sacche del Canarin e Scardovari.

La funzione di tali barriere artificiali e quella di contribuire all'incremento della biodiversità marina sfruttando il fenomeno del "tigmotropismo", secondo il quale qualsiasi manufatto immerso in mare si ricopre in breve tempo di organismi sessili dove molte specie ittiche trovano dei rifugi sicuri con un conseguente aumento della concentrazione di animali allo stato larvale e giovanili presenti nella colonna d'acqua. Il Gruppo Tecnico ha analizzato diversi tipi di barriere, valutando per ciascuna gli aspetti positivi e negativi: reperimento sul mercato, costi, agilità trasporto-posa in opera ecc; riscontrando che la struttura prefabbricata prodotta dalla ditta italiana TECNOTRE S.r.l. era particolarmente indicata e idonea allo scopo.

Le strutture sono componibili, composte da manufatti di calcestruzzo armato che può essere assemblato in svariate combinazioni e permette la costituzione di strutture complesse sui fondali marini per il ripopolamento naturale. Il Gruppo di Lavoro ha inoltre analizzato ed approvato un ulteriore tipo di barriera artificiale denominata "Tipo 1". Si tratta di una struttura di contenimento costituita da una soletta armata delle dimensioni di m. 2,40 X 3,00 e spessore di m. 0,25. La parte in elevazione è costituita da profilati in acciaio adeguatamente controventati per sostenere il peso ed i movimenti della struttura durante il varo. All'interno del volume così delimitato saranno posti tubi in cemento di diametri diversi da 0,20 a 0,50 metri , ancorati alla sottostante soletta tramite funi di acciaio.

La presenza di calcestruzzo e di acciaio, nonché la variazione delle dimensioni delle "tane" risultanti favoriscono da un lato l'attecchimento di specie pioniere e offrono dall'altro riparo alle specie ittiche di diverse taglie. Il Gruppo di Lavoro scelse di distribuire le strutture in due aree distinte al fine di analizzare l'efficienza e l'efficacia delle due tipologie e verificarne, nel tempo, la funzione di richiamo e di riparo per diverse specie ittiche e crostacei. Trattandosi di un intervento sperimentale ed innovativo, il Gruppo di Lavoro ha stabilito di eseguire verifiche continue della situazione partendo dal "bianco", e cioè da una verifica dello stato attuale delle cose e quindi prima della posa in opera della struttura, per poi proseguire e monitorare la situazione dopo la posa della struttura stessa e fino alla scadenza della concessione regionale.

Purtoppo i tempi ristretti per la conclusione del Progetto ADRI.BLU consentirono l'analisi del "bianco", la posa in opera dei corpi morti ma non di un monitoraggio successivo alla posa in opera delle strutture. Nel 2007 la Giunta Regionale del Veneto affidò a favore del Consorzio di Bonifica la realizzazione del " Progetto per la gestione dell'allestimento di Barriere Artificiali Sommerse" e che, integra gli interventi già realizzati in ambito ADRI.BLU.

Il progetto prevede 4 fasi di attività:

  • Una prima fase della durata di 15 mesi necessaria per il monitoraggio degli effetti causati dall'allestimento delle barriere artificiali sommerse realizzate nell'ambito del progetto ADRI:BLU. Sempre in questa fase sarà inoltre necessario provvedere al monitoraggio del "bianco" delle aree nelle quali è prevista la posa delle nuove barriere artificiali. Tale attività sarà realizzata in sinergia con ICRAM, avvalendosi altresì di professionisti esperti nel settore e di attrezzature all'avanguardia per i rilievi chimico-fisico-biologici.
  • Negli ultimi sette mesi di monitoraggio verrà provveduto alla fornitura e posa in opera delle strutture che dovranno costituire tane e ripari per le specie ittiche. Si trovano in fregio ad allevamenti esistenti di molluschi, in un fascia di 200 metri, e quindi in zona interdetta alla pesca. Nonostante questo, l'esperienza ha insegnato che, nonostante il divieto, qualche peschereccio effettua la pesca a strascico in tale aree per cui è necessario creare un perimetro di strutture "pesanti" che siano di blocco alle reti.
  • La terza fase del progetto, in continuità con la prima, è relativa al monitoraggio del sistema complessivo delle aree vecchie e nuove per un congruo periodo di tempo, 7/10 mesi, nei quali studiare l'evoluzione del sistema raccogliendo i dati necessari allo sviluppo di uno studio o organico che confronti i vari tipi di strutture, e l'elaborazione di dati raccolti.
  • La quarta ed ultima fase relativa alla divulgazione dei risultati tramite la realizzazione di supporti cartacei e multimediali, organizzazione di incontri di confronto e dibattito sulle varie esperienze. Una volta noti i risultati, con ragionevole certezza sarà possibile proseguire nella realizzazione di ambienti artificiali idonei al ripopolamento ittico dell'area interessata con impegni di spesa funzionali od interventi modulari che possono ben adattarsi alle disponibilità economiche che verranno di volta in volta individuate dalla Regione del Veneto.

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