Cuneo salino

L'espressione cuneo salino indica la risalita dell'acqua di mare sul fondo dell'alveo lungo i tratti terminali dei fiumi. Il fenomeno rientra nell'ampia problematica rappresentata dall'espandersi della salinità dei territori costieri, che comprende anche il depositarsi i sali nelle falde acquifere sotterranee ed interessa, per limitarci al Veneto e all'Emilia Romagna con diverse intensità, i rami del delta del Po, i tratti terminali del Po di Levante, del Po di Volano, dell'Adige, del Brenta, del Piave e del Tagliamento. Negli ultimi decenni il cuneo salino ha assunto una dinamica sempre più preoccupante per la progressiva intrusione verso l'interno dei corsi d'acqua.

Nel delta del Po, in particolare, negli anni 1950-60 il fenomeno si avvertiva a non più di 2-3 km dalla foce. Negli anni 1970-80 si ebbe piena consapevolezza della sua gravità, essendosi spinto circa 10 km verso l'interno. Più di recente, la presenza del cuneo salino è stata rilevata a 20 km dal mare. Progressione relativa analoga è stata riscontrata per l'Adige, nel quale il cuneo salino risaliva per 5-7 km dalla foce negli anni '70 e per oltre 10-12 km negli anni 2000.

CAUSE DEL CUNEO SALINO NEL DELTA DEL PO.
Nel Delta questo fenomeno ha avuto una rapita progressione negli ultimi anni fino a diventare una vera e propria emergenza ambientale. Le cause di carattere generale, legate all'utilizzo delle risorse idriche e a processi e combinazioni di fenomeni naturali e antropici che interessano l'intero bacino idrografico padano, riguardano essenzialmente:

  • L'accentuazione delle portate di magra del Po, dovute al notevole aumento di derivazioni d'acqua a monte del Delta e al minor rilascio idrico dai laghi e dagli invasi idroelettrici;
  • L'abbassamento del letto di magra del fiume, per effetto del prelievo di materiali inerti come sabbia e pietrisco.

Tra le cause locali, derivate da fenomeni naturali ed antropici che interessano il territorio deltizio, caratterizzato da un elevato grado di vulnerabilità ambientale, si evidenziano:

  • La subsidenza dovuta in misura determinante all'estrazione di gas metano dal sottosuolo negli anni 1950-70 che ha comportato abbassamenti del territorio dell'ordine di 2 m di media;
  • L'aumento del livello delle acque marine (eustatismo);
  • Le opere di adeguamento delle foci del Po, come l'ansa di Volta Vaccari, del Po di Pila e la nuova foce Po- Busa Storiona-Po di Tolle, che hanno migliorato il deflusso delle piene ma anche facilitato l'entrata dell'acqua di mare nelle fasi di alta marea.

EFFETTI PRODOTTI DAL CUNEO SALINO
Il cuneo salino produce nell'area del Delta i seguenti effetti:

  • Interruzione delle derivazioni irrigue, con gravi inconvenienti per l'attività agricola. Quando la salinità dell'acqua derivata supera l'1,5-2% è dannoso irrigare: soltanto la risaia può superare di poco (3%) tali valori;
  • Interruzione degli approvvigionamenti dagli acquedotti nella zona più orientale del Polesine, non essendo le centrali di potabilizzazione in grado di desalinizzare l'acqua;
  • Salinizzazione delle falde idriche nel sottosuolo: si tratta di un fenomeno in progressivo aumento che può essere controllato solo con l'utilizzo di grandi masse d'acqua;
  • Inaridimento delle zone litoranee e microdesertificazioni.

Le filtrazioni d'acqua attraverso i corpi arginali di difesa dal mare e anche quelle dai fiumi modificano l'ecosistema circostante. Si sono registrati fenomeni, per ora localizzati, di isterilimento con cambiamento di habitat di molte zone. La vegetazione alofila va espandendosi in ambienti tipici non salmastri che definiscono per perdere la loro tipicità ed assumere aspetti propri di zone desertiche, analoghe alle aree sabbiose costiere. Gli aspetti più appariscenti di tali mutamenti possono essere emblematicamente rappresentati dallo stato di crisi, non ancora del tutto superato, che ha interessato il Boscone della Mesola, il Bosco Nordio (Chioggia) e la Pineta di Rosolina Mare.

Del resto tale fenomeno di inaridimento era giù è stato registrato nell'area di Pineta Cassella(Porto Tolle) e del cosiddetto Bosco Eliceo (Comacchio), dove le variazioni indotte nelle qualità e nei livelli idrometrici della falda hanno praticamente causato la scomparsa di molte essenze forestali. L'effetto complessivo si concretizza in una situazione che presenta i caratteri di vera e propria emergenza ambientale che, se non sarà affrontata tempestivamente con interventi adeguati, potrà mettere in pericolo la sopravvivenza del'intero ecosistema deltizio.

RIMEDI E AZIONI DA ATTUARE
Di fronte a tale gravissimo fenomeno per il territorio del Delta occorre mettere in atto una serie di azioni generali e locali. Le aioni di emergenza di carattere generale, da attuare a scala di bacino idrografico del Po, possono essere così sintetizzate:

  • Costruzione di invasi montani;
  • Aumento dei rilasci d'acqua dagli invasi idroelettrici;
  • Aumento dei rilasci d'acqua dai laghi;
  • Riduzione dei prelievi a valle dei laghi e degli invasi;
  • Verifica dei rilasci per garantire nel Po il deflusso minimo vitale;
  • Controllo degli attingimenti precari.

I rimedi strutturali locali cioè da attuare nel Delta, sono sostanzialmente i seguenti:

  • Realizzazione di barriere antisale;
  • Realizzazione di bacini di accumulo in aree golenali fluviali;
  • Realizzazione di bacini di accumulo in aree umide residuali in prossimità delle zone di utilizzo non destinate all'agricoltura;
  • Spostamento delle derivazioni più a monte, più al sicuro del cuneo salino;
  • Utilizzo del Po di Goro quale vettore e bacino di acqua dolce.

Oltre ai sopra ipotizzati interventi organici da realizzare a breve-medio termine, pena il degrado progressivo dell'agricoltura e dell'ambiente deltizio, si possono attivare una serie di atre azioni, alcune delle quali da attuare in tempi brevissimi, tra cui:

  • Ricalibratura delle reti irrigue per consentire l'utilizzo di maggiori portate di acqua allo scopo di contrastare la salinizzazione della falda;
  • Collegamento delle opere irrigue con la rete di bonifica per assicurare nei momenti di emergenza una minima disponibilità di acqua dolce;
  • Il recupero delle acque di scarico delle idrovore con la formazione di vasche di accumulo e loro collegamento con la rete irrigua e promiscua (bonifica + irrigazione);
  • L'utilizzo delle acque reflue, di idonea qualità, provenienti dagli impianti di depurazione;
  • Il rinforzo delle difese costiere per contrastare rallentandone il flusso, le filtrazioni da mare.

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