Associazione Delta Med

Delta-Med, Associazione costituita il 06/12/2002 presso l'Istituto Agroambientale Terre dell' Ebro ( Amposta-Spagna ), è nata su iniziativa della Comunidad General de Regantes del Canal della Derecha del Ebro ( Spagna ) e del Consorzio di bonifica Delta Po Adige di Taglio di Po, raggruppa persone giuridiche rappresentanti dei delta delle zone umide litoranee del Mediterraneo con lo scopo di interscambiare esperienze e conoscenze sulle problematiche del territorio,dell'ambiente e dell'agricoltura sostenibile.

Fra gli obbiettivi del Delta-Med si evidenziano:

  • L'organizzazione di incontri e convegni per trattare, a livello scientifico interdisciplinare, le problematiche dei delta e delle zone umide;
  • La formulazione, per tali ambiti, di proposte adeguate per soluzioni di problemi di regressione ed erosione costiera, di subsidenza, di salinizzazione, di cambiamento climatico, di degrado ambientale;
  • La promozione di proposte da parte di associazioni, fondazioni ed organizzazioni che svolgano la loro attività nei delta e nelle zone umide costiere, indipendentemente dal fatto che siano o meno membri nell'associazione, per raggiungere quanto previsto dalla loro ragione sociale e con la finalità di favorire lo sviluppo sostenibile delle attività economiche e migliorare la qualità della vita;
  • Elaborazione di proposte progetti, piani e programmi riguardanti lo sviluppo sostenibile delle zone deltizie e delle aree umide litoranee richiesti da qualsiasi organismo o organizzazione pubblica che abbia conseguenze sulle zone medesime;
  • Il consolidamento di una rete organizzativa di interscambio fra i soci Delta-Med e altre realtà territoriali similari in Europa e nel mondo.

Ecco i Delta interessati dall'Associazione Delta Med


DELTA DEL PO


Manca il testo

DELTA DELL'EBRO

STATO: SPAGNA
FIUME EBRO: LUNGHEZZA 930 CHILOMETRI, 33.000 ETTARI DI SUPERFICIE

Rappresentato in Delta Med dall'Istituto agro ambientale delle terre dell'Ebro (IATE), dalla Comunità generale dell'irrigazione del Canale Destro dell'Ebro e dalla Comunità di irrigazione-unione Agricola dell'Ebro.

DELTA DEL RODANO



STATO: FRANCIA
FIUME RODANO: LUNGHEZZA 812 CHILOMETRI
DELTA DEL RODANO: 86.300 ETTARI DI SUPERFICIE

Rappresentato all'interno dell'Associazione Delta-Med dall'Unione Coltivatori di riso della Francia.

DELTA DEL DANUBIO



STATO: ROMANIA
FIUME DANUBIO: LUNGHEZZA 5.800 CHILOMETRI.
DELTA DEL DANUBIO: 580.000 ETTARI DI SUPERFICIE.

Rappresentato all'interno dell'Associazione Delta-Med dall'Autorità della riserva della biosfera del Danubio.

DELTA DELL'EVROS



STATO: GRECIA
FIUME EVROS: LUNGHEZZA 480 CHILOMETRI.
DELTA DELL'EVROS: 20.000 ETTARI DI SUPERFICIE

Rappresentato all'interno di Delta-Med dall'Associazione per la tutela e la promozione del Delta dell'Evros.

DELTA DEL NILO



STATO: EGITTO
FIUME NILO: LUNGHEZZA 6.738 CHILOMETRI.
DELTA DEL NILO: 622.000 ETTARI DI SUPERFICIE

Rappresentato all'interno dell'Associazione Delta-Med dall'Istituto di ricerca nel campo delle colture

ALBUFERA DI VALENCIA



STATO: SPAGNA
ALBUFERA DI VALENCIA: 20.000 ETTARI DI SUPERFICIE E 18.000 ETTARI DI RISAIE

Rappresentato in Delta Med dalla Comunità di irrigatori di Sueca e del canale Reale Jucar

LAGUNA DI CAORLE



STATO: ITALIA
LAGUNA DI CAORLE: 3.000 ETTARI DI SUPERFICIE

La laguna di Caorle è senz'altro l'ecosistema di maggior interesse naturalistico e ambientale tra quelli rilevati nel comprensorio. La sua importanza tuttavia, va oltre gli aspetti strettamente ecologici: allo stato di salute dell'ambiente lagunare sono infatti legati i destini di attività economiche che vanno dall'agricoltura, all'itticoltura, al turismo. La laguna di Caorle rappresenta il residuo dell'ampio bacino di espansione delle piene dei fiumi Livenza e Tagliamento.

In conseguenza dei vari interventi di bonifica realizzati tra gli inizi del secolo ed i primi anni '60, la configurazione originaria è stata ampiamente modificata: velme e barene sono ora confinati in spazi molto ristretti, mentre le aree comprese tra gli ampi canali lagunari sono state trasformate in valli da pesca arginate o addirittura, dopo bonificazione, in terreni coltivati. Il sistema idraulico lagunare è strutturato su due aste principali, il canale Micesolo, al quale affluiscono, attraverso i canali Saetta e Maranghetto, parte delle portate del fiume Livenza e le portate del fiume Lemene ed il canale dei Lovi, nel quale confluisce il canale Cavrato, scaricatore di piena del fiume Tagliamento. Inoltre confluisce nel sistema lagunare dell'intera rete di scolo dei territori di bonifica antistanti facente capo ai canali Sindacale, Taglio e altri minori.

Dal punto di vista idraulico il sistema appare notevolmente efficiente, grazie soprattutto alla grande ampiezza delle sezioni liquide delle aste principali. Il sistema tuttavia evidenzia una scarsa capacità di scambio delle proprie acque con il mare: ciò è dovuto alla sua chiusura alla sommità, nel punto di raccordo con la rete fluviale, fattore da cui deriva una conformazione a imbuto con il fondo pressoché chiuso; in queste condizioni non è in grado di accogliere se non scarsi volumi di riflusso durante ilo ciclo di marea. In passato il complesso dei canali lagunari si raccordava ad ampi specchi liquidi (valli), costituendo un sistema flusso alterno che garantiva il ricambio dell'acqua e la piena officiosità degli alvei stessi. Ora, sparite quasi del tutto le valli libere, il sistema dentritico lagunare ha perduto la sua funzione fondamentale del trasporto alterno di portate idriche tanto più elevate quanto più grandi erano le valli lagunari. Il sistema idrografico lagunare di Caorle è oggi essenzialmente un reticolo di corsi d'acqua.

Le valli residue (Valle Zignano, Perera, Valgrande e Valnova e altre minori) partecipano in misura limitata ai flussi del sistema idrografico a causa delle ridotte dimensioni delle luci o dei canali aperti sul sistema stesso. Il sistema riceve le acque dolci dei fiumi Lemene, Loncon e parte di quelle di piena dei fiumi Tagliamento e Livenza nonché i deflussi del sistema di bonifica retrostante. L'acqua di mare entra nel sistema durante l'alta marea e vi penetra nella misura consentita dal flusso contrario delle acque dolci. Durante la bassa marea defluiscono a mare sia le acque salate prima penetrate con l'alta marea, sia le acque dolci. Sul piano qualitativo il quadro generale è fortemente condizionato daquesta caratteristica, per cui nelle acque del sistema si presentano alcune situazioni di presenza di sostanza organica, solidi sospesi e di inquinamento microbiologico, la presenza di nutrienti correlata a fenomeni di eutrofia e con una certa frequenza la riduzione dell'ossigeno disciolto. La salinità è invece estremamente variabile raggiungendo valori di acqua marina (35g/l) solo alla foce, riducendosi a valori iposalmastri(1-2g/l) in buona parte dell'area.

Nel complesso il rilievo dei flussi lagunari ha evidenziato forti escursioni dei flussi di marea alle foci, l'inversione del moto si riscontra solo a pochi kilometri dalle stesse; ciò spiega la prevalenza delle acque dolci in parte eutrofiche nel sistema lagunare.

A fronte di questo quadro, dal 1990, nell'ambito prima dei Programmi Integrati Mediterranei, il Consorzio di Bonifica Pianura Veneta ha avviato una serie di interventi finalizzati a ripristinare la funzionalità dell'ecosistema della laguna di Caorle. Gli interventi sai possono così sintetizzare:

- Riapertura di parte delle Valli o delle aree connesse al sistema lagunare, da collegarsi al sistema dei canali mediante arterie a bassa resistenza idraulica, per vivificare le aree stesse sia i canali veicolanti i flussi di marea;
- Diversione dei maggiori flussi fluviali di magra e dei più consistenti flussi di scarico delle bonifiche attraverso sbarramenti mobili, con effetti secondari di contrasto della risalita del cuneo salino e di riduzione della commistione delle acque lagunari con quelle veicolanti i deflussi provenienti dagli insediamenti urbani;
- Ampliamento delle sezioni dei canali che compiono l'ufficio di vivificare il sistema lagunare, in particolare il Nicesolo ed il canale dei Lovi e contestuale ripristino ambientale di zone a velma e barena negli spazi limitrofi.

Dal 1994, il Consorzio ha realizzato alcuni interventi sperimentali di riqualificazione ambientale con la reintroduzione di ambienti umidi su di una superficie di quasi 80 ha. Conclusa la fase sperimentale iniziale, si è recentemente completato uno studio di fattibilità, attraverso il quale si mira a raggiungere i seguenti obbiettivi strategici:

- Esprimere al massimo le potenzialità ambi3entali e paesaggistiche di Valle Vecchia e, per effetto indotto, dell'intera Laguna di Caorle, attraverso la restituzione di ampi spazi alla laguna, la creazione di habitat umidi, l'aumento della biodiversità e il richiamo di specie prioritarie;
- Dare un impulso significativo alle dinamiche dei flussi lagunari, per gran parte devitalizzate dal complesso degli interventi di riduzione degli spazi aperti alla libera espansione delle maree;
- Recuperare il valore culturale e storico della Laguna, dando sviluppo al legame vissuto in particolare dalla popolazione di Caorle che ancor oggi, sente forti le proprie radici negli ampi spazi di acque e barene;
- Valorizzare le potenzialità economiche del territorio lagunare e delle aree limitrofe, arricchendo e diversificando l'offerta turistica, migliorandone le opportunità di destagionalizzazione e consolidando le prospettive di integrazione fra le attività agricole con l'uso turistico e ambientale del territorio rurale.

Lo studio ha evidenziato tre ipotesi di intervento che si possono così riassumere:

- Riapertura del canale Baseleghe ed estensione delle azioni di ripristino e riqualificazione ambientale alla quasi totalità del comprensorio di Valle Vecchia, secondo uno schema centrato sulla prevalenza degli ambienti umidi realizzati attraverso l'estesa apertura alle acque lagunari;
- Ad integrazione della riapertura del Baseleghe e delle aree limitrofe alla marea, realizzazione di un ambiente umido reversibile a carattere stagionale nelle restanti aree attraverso la trattenuta ed il controllo dei deflussi meteorici, al fine di realizzare una prima verifica del funzionamento del sistema di apertura alla marea, l'evoluzione degli ambienti costituiti in condizioni di diverso gradiente salino;
- Limitazione degli interventi alla sola apertura del Baseleghe nella zona orientale dell'area e mantenimento dell'attuale destinazione agraria nella restante parte del comprensorio.


LAGUNA DI VENEZIA



STATO: ITALIA
LAGUNA DI VENEZIA: 50.000 ETTARI DI SUPERFICIE

La salvaguardia della città di Venezia dagli allagamenti e dall'erosione è strettamente collegata al risanamento della struttura idro-morfologico della laguna e dei litorali. Spiagge, dune, barene, velme, fondali, canali, hanno subito vistose trasformazioni per subsidenza, crescita del livello dei mari, drastica riduzione degli apporti sedimentari, eccesso di energia ondosa, navigazione, pesca con attrezzi meccanici. Senza un'organizzazione idro-morfologica e biologica complessa i sedimenti sono risospesi e trasportati dai fondali e dalle barene sino ai canali ove vi si depositano o da dove si disperono fino al mare: ne risulta un generale appiattimento con la perdita, oltre che delle forme anche delle molteplicità di habitat e di funzioni proprie dei sistemi idro-morfologici e biologici complessi.

La protezione dal moto ondoso
Le fragili strutture morfologiche lagunari delle velme e delle barene sono esposte a gravi condizioni di erosione a causa di un eccesso di energia dovuto al moto ondoso da vento su fondali di maggior profondità ed all'aumento del numero e della velocità delle imbarcazioni di linea e da diporto. Il Magistrato alle Acque è da tempo intervenuto sia per prevenire i problemi del moto ondoso (con specifiche ordinanze che limitano la velocità e intensificando la vigilanza ), sia con interventi strutturali di protezione e rinforzo dei marginamenti urbani e dei bordi delle barene, sia sperimentando nuovi dispositivi di intercettazione del flusso di energia ondosa che si propaga dai bordi dei canali di navigazione. Mentre nel caso delle protezioni aderenti le tecniche di intervento sono ormai acquisite e da tempo applicate (palificate o geogriglie con pietrame a quota barena o inferiore), le difese distaccate prossime alla zona di generazione dell'eccesso di energia ondosa, devono essere perfezionate ricercando soluzioni che non alterino il valore paesaggistico dei luoghi o che almeno siano percepite come armoniosa-necessaria transizione tra gli ambiti fortemente antropizzati e con eccesso di energia e gli ambiti in cui mantenere i caratteri di autoconservazione.

La ricostruzione di velme e barene
Oggi a oltre 20 anni di distanza dalle prime opere, la superficie di barene e velme ricostruite si estende per 11.5 km2. Oltre al valore estetico, paesaggistico e naturalistico con habitat, biotopi e specie di pregio protette dalle direttive europee, come l'avifauna e l'ittiofauna degli ambienti umidi, l'entomofauna e le rare specie di vegetazione alofila, le barene e le velme assicurano meta-stabilità al sistema idro-morfologico; esse infatti limitano la formazione e la propagazione delle onde attraverso i fondali, guidano i flussi lungo i canali e soprattutto, entro certi limiti, hanno la capacità di adattarsi alla crescita del livello medio del mare o dell'energia delle onde in virtù di specie vegetali e bentoniche che provvedono alla biostabilizzazione e alla regolazione della quota superficiale attorno alle normali alte maree. Attraverso studi e sperimentazioni e soprattutto rilievi e monitoraggi, nel corso degli anni sono state selezionate le conoscenze necessarie per la gestione dei processi di naturalizzazione dei depositi di sedimento, per la migliore evoluzione da habitat di neoformazione agli assetti idromorfologici e biologici di maggiore complessità. Lo sviluppo del metodo ha iguardato : la messa a punto delle tecniche più idonee per la formazione dei depositi iniziali di velme e barene; i materiali e le strutture sono impattati per proteggerne i bordi; le modalità di ricarica della superficie barenale, i dispositivi per ridurre la generazione e propagazione delle onde o per contenerne gli effetti erosivi della pesca e della navigazione portuale.

Sviluppi futuri
Gli interventi sin qui realizzati, con l'impiego di 18 milioni di metri cubi di sedimento, hanno garantito la conservazione quantitativa e funzionale degli habitat a barena della laguna di Venezia. In futuro, per contenere i processi erosivi dei bassi fondali, dovuti all'eccesso di energia delle onde ed alle correnti trasversali sarà necessario concertare nuovi assetti del paesaggio che consentano di realizzare adeguate strutture di intercettazione e canalizzazione a velma o a sovralzo di fondale.


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