Prossimi interventi

E' noto che oggi l'attività di bonifica non consiste più nel recupero di aree paludose e insalubri della pianura e della collina, ma è rivolta a gestire e mantenere funzionali ed efficienti le opere realizzate (impianti idrovori e canali di bonifica), poiché in caso contrario il territorio ritornerebbe nelle condizioni originarie e non potrebbe essere agibile e fruibile in sicurezza.

Proprio l'indispensabilità di interventi costanti e continui per la manutenzione e l'esercizio delle opere rende fondamentale il ruolo di questi " enti delle acque", poiché in caso contrario, tante parti del nostro territorio, ancora soggiacenti al livello del mare, non sarebbero utilizzabili, accessibili o "calpestabili", in quanto totalmente invase dalle acque.

In sostanza, una pianura come quella veneta, e a maggior ragione quella del delta del Po, situata per buona parte al di sotto del livello del mare, deve essere continuamente presidiata e mantenuta grazie a nuovi interventi, poiché altrimenti si ritornerebbe all'inefficienza idraulica, all'insalubrità e all'inabitabilità del territorio. Da tutto ciò si evince che la bonifica svolge un'attività di primaria attività e un ruolo fondamentale nel presidio e nella difesa del territorio delle acque.

I prossimi interventi previsti, riguardano:


2. IDROVORA CA' MELLO


L'Oasi Ca' Mello, dall'estensione di circa 40 ettari è un'area umida tipica del Delta Polesano. L'intervento effettuato su un relitto vallivo-lagunare, un tempo direttamente collegato con la Sacca di Scardovari a servizio delle valli da pesca, è stato realizzato mediante finanziamento della Regione del Veneto.

Dopo la bonifica delle valli, questo relitto divenne un bacino di espansione e di arrivo delle acque del comprensorio Ca' Tiepolo e, quindi, un ambiente umido grazie all'acqua dolce immessa dalla rete idraulica consortile. La riduzione del canneto e la realizzazione di canali hanno consentito la crescita di varie specie vegetali e il ritorno di specie ittiche scomparse e di uccelli legati a spazi aperti.

L'Oasi Ca' Mello, situata in prossimità della Sacca degli Scardovari, è luogo di sosta e nidificazione per vari uccelli di ambiente vallivo ed è meta di visitazione turistica particolarmente interessante sotto il profilo ambientale. Il recupero ambientale dell'Oasi si integra con la realizzazione di percorsi ciclabili che dall'ex idrovora Ca' Mello in sinistra dell'argine del canale, raggiunge l'ex casa di guardia di ponte Colpi. Il percorso, dopo aver attraversato una passerella pedonale costeggia sulla destra l'oasi stessa con un susseguirsi di lievi saliscendi e prosegue per località interessanti sotto il profilo storico e ambientale.

3. OCA SAGREDA


Il comprensorio Oca Sagreda, di forma quadrangolare e delle superficie di circa 1060 ettari , all'inizio del 1900 era paludoso per circa l'80% e per il rimanente 20% coltivato a pascolo e a risaia stabile, con prosciugamento insufficiente. Confinava a nord con il Consorzio di Bonifica dell'Isola di Ariano, ad est con il Po di Gnocca, a sud con il Consorzio Ca' Lattis e ad ovest con il canale Veneto. Data l'altimetria del territorio, era impossibile lo scolo per deflusso naturale per cui la bonifica, studiata nel 1907, prevedeva il prosciugamento artificiale mediante sollevamento meccanico delle acque da scaricare nel Po.

Nel 1913 nell'estremità orientale del comprensorio, a ridosso dell'argine destro del Po di Gnocca, fu costruito lo stabilimento idrovoro Oca. Successivamente venne dato corso allo scavo del collettore principale( 4,5 chilometri ) e degli scoli secondari ( 3 chilometric), racchiusi entro un argine di conterminazione lungo 2.000 metri. Tre anni dopo, per ovviare alla mancanza d'acqua per gli usi domestici e l'abbeveraggio del bestiame, il Consorzio provvide, a proprie spese, a costruire due sifoni di derivazione dal Po costituiti da tubazioni metalliche del diametro di 250 mm, successivamente ristrutturati e migliorati.

Nel 1930, mediante l'accensione di un mutuo di bonifica integrale il Consorzio sistemo e consolidò in ghiaia una strada interpoderale, della lunghezza di 2.000 metri, allacciata dall'arginatura destra del Po di Gnocca e costituente l'unica via di accesso al comprensorio consorziale. Con il prosciugamento e la messa a coltura dei terreni, le condizioni del territorio, paludoso e disabitato prima della bonifica migliorarono decisamente. La produzione agricola aumentò in misura considerevole. Sorsero manufatti colonici e piccola fabbricati per le abitazioni degli operai agricoli. Diminuirono i casi di infezione malarica. A distanza di qualche anno dal primo intervento di bonifica, cominciarono a manifestarsi , con intensità crescente, alcuni inconvenienti idraulici dovuti al costipamento dei terreni superiore al previsto, al basso coefficiente di assorbimento delle acque piovane, alle filtrazioni provenienti dalle vicine risaie di Ca' Lattis.

Il consorzio si vide costretto a svariati interventi idraulici, strade di bonifica, opere di irrigazione, provviste di acqua potabile, etc. Trascorsi alcuni anni si provvide ad elettrificare l'impianto idrovoro. Il fenomeno dell'abbassamento del suolo, che interessò drammaticamente il Delta orientale negli anni Cinquanta, sconvolse la pendenza dei canali, aumentò la prevalenza dell'impianto fino al livello limite per il suo funzionamento e mise in condizioni critiche l'intera rete idraulica. Le successive rotte del Po di Goro ( 1957-1960 ) sommersero completamente il comprensorio. Gravissimi furono i danni riportati dall'idrovora, dalla rete di canalizzazione dei scolo e dai manufatti. Il consorzio elaborò programmi di intervento per una ribonifica integrale, ma riuscì a d attuare solo parziali adeguamenti, il più importante dei quali fu l'installazione di elico-pompe in sostituzione dei vecchi gruppi idrovori. In progetto rimangono ancora molti interventi da attuare nel comprensorio Oca Sagreda.

4. POLESINE CAMERINI


L'isola di Polesine Camerini emerse attorno al 1800 dopo che il Po di Maistra cominciò a perdere di officiosità. Il comprensorio consorziale dell'isola, agli inizi del '900 era investito da ordinamenti produttivi di tipo umido, valli da canna, da giunco, da pesca con prevalenza di risaia.

I proprietari privati attuarono le fasi iniziali della bonifica. Essi procedettero gradualmente, in relazione alle risorse finanziarie disponibili, alla prima trasformazione possibile degli acquitrini incolti produttivi (valli da canna) in risaie stabili, essendo il riso l'unica coltura che si conciliava con la natura dei terreni e con i rudimentali utilizzabili per realizzare il prosciugamento minimo richiesto. Il piano di bonifica prevedeva la costruzione di un'unica idrovora per l'intera Isola Camerini.


Progetto Ecosite

Progetto Ecosite Il progetto "Ecosite delta del Po" è stato concepito con l'intento di porre le basi per la nascita di un'area che rappresenti una nuova filiera economica e scientifica legata alle caratteristiche peculiari del territorio espresse sia dalle risorse naturali che dalle risorse umane. A tal proposito, nell'ambito del Comune di Porto Viro sono stai individuati quattro manufatti legati alla storia della bonifica, il cui recupero rappresenta l'occasione per la valorizzazione dell'area sia in chiave storico-culturale, attraverso il collegamento con l'ex idrovora Ca' Vendramin oggi Museo Regionale della Bonifica a Taglio di Po, che in chiave turistica, in quanto tali edifici possono diventare punti di sosta all'interno di itinerari a piedi, in bicicletta o a cavallo.

I recuperi previsti consentono di ampliare l'offerta di programmi di educazione ambientale e turistica di un'area, quella deltizia, in continua evoluzione. Il progetto prevede, in dettaglio, la realizzazione di un Centro-Laboratorio che sarà la sede di Ecosite e di tre centri complementari destinati alla ricerca ed allo studio nel campo del turismo eco compatibile, naturalistico e di visitazione, attraverso il recupero di vecchi manufatti idraulici, idrovore e pozzi, legati alle vicissitudini del territorio.

I manufatti interessati dal progetto sono stati:



1. IDROVORA CHIAVICA EMISSARIA


L'idrovora si presentava in avanzato stato di degrado: la copertura era in eternit, le pareti erano quasi completamente compromesse così come la pavimentazione; all'esterno le pompe, un tempo attive erano arrugginite, il ponte e le ponte vinciane, sottostanti l'idrovora dal lato del Collettore Padano-Polesano, erano in condizioni precarie. Gli interventi sono consistiti nello smaltimento della vecchia copertura in eternit, sostituita con una copertura realizzata in pannelli auto portanti opportunamente coibentati; il solaio in legno è stato ricostruito, così come tutti i serramenti; si è intervenuti con iniezioni di resine là dove la struttura appariva fortemente degradata. Inoltre, poiché in una parte dell'idrovora sono ancora presenti due grosse pompe, si è avuto cura di rispettare lo spazio ad esse pertinente, utilizzandolo parzialmente recuperandone il valore ed il significato.

Con i lavori del Collettore Padano Polesano portati a termine nel 1901, venne costruita, in prossimità del recapito delle acque nel Po di Levante, la "Chiavica Emissaria a 5 luci", munita di porte vinciane mobili per impedire temporaneamente l'entrata d'acqua nel Collettore in presenza di alti livelli idrometrici in Po di Levante in conseguenza di piene o mareggiate.

Negli anni '50 a seguito del ben noto fenomeno della subsidenza ( abbassamenti del terreno di 2-3 metri nei territori comunali di Porto Viro), il Collettore risentì dei conseguenti effetti negativi denunciando piene sempre più pericolose con fontanazzi e rotture di argini. Oltre alla necessità di adeguare le arginature, nel 1958 si ritenne opportuno costruire un impianto idrovoro provvisorio della portata di 20 m3/s, a monte della Chiavica Emissaria, utilizzando le pompe che il ministero dell'Agricoltura aveva già acquistato per le necessità di pronto intervento.

L'idrovora provvisoria rimase in funzione fino al 01.09.68 quando, con la costruzione dell'idrovora Cavanella, fu introdotto un nuovo regime idraulico nel tratto di Collettore a valle della Conca di Volta Grimana, per cui l'Idrovora Chiavica Emissaria svolse solo le funzioni di impianto di 2° salto per il bacino Cavana ( Donada ) di 600 ha di superficie. Negli anni '80 anche questa funzione venne meno per lo scarico diretto del bacino Cavana in Po di Levante.

2. IDROVORA SADOCCA


L'idrovora, ancora funzionante, è in buone condizioni, mentre notevole è il degrado del magazzino-officina; la casa del macchinista è stata parzialmente ristrutturata. La parte attualmente in uso presentava la necessità di un intervento di pulizia e di sistemazione delle facciate in mattoni in facciavista, la sistemazione e ripresa di intonaci interni e di serramenti. Nella parte utilizzata per le attività del Centro, l'intervento è stato più consistente, in quanto era necessario la realizzazione di scale, pavimentazioni, nuovi serramenti, impianti elettrici, termici e sanitari. Il vecchio magazzino ha subito un radicale intervento con il rifacimento della copertura, col recupero della vecchia muratura facciavista e dei materiali lapidei presenti utilizzando le tecniche del restauro architettonico. Sono stati realizzati nuovi pavimenti, serramenti di impianti. Sono stati realizzati i servizi igienici ed un piccolo vano con funzioni di magazzino in cui poter riporre i materiali sensibili o delicati che necessitano di attenzioni particolari. L'abitazione del custode è stata rinnovata.

Con Regio Decreto 19 novembre 1892, venne concessa l'esecuzione di alcune opere di bonifica al "Consorzio per la bonificazione polesana alla destra di Canal Bianco e di Po di Levante", che riuniva i consorzi di bonifica dei "terreni superiori" ( collocati tra l'argine del Gigante e la fossa di Polesella ) e quella dei " terreni inferiori"( più vicina al mare ). Nella prima fase del disegno dell'opera della bonifica polesana si aveva divisato, che un collettore principale, defluente dalla parte superiore del consorzio, attraversando le valli salse scaricasse le sue acque direttamente in mare. Ma, visto l'enorme costo di tale progetto il Ministro consigliò invece, che il collettore principale avesse la sua foce su Po di Levante in una località detta di Dossarello.

Vennero avviati i lavori e , alla fine del 1898, il Consorzio aveva ultimato il macchinario idrovoro di Sadocca. Ma cominciarono alcuni problemi: il Consorzio polesano "lasciò detto stabilimento idrovoro senza macchinisti e senza combustibile: alla fine del settembre 1898 caddero piogge abbondanti; le acque rimasero chiuse senza possibilità di sfogo, e le risaie del Bacino Sadocca rimasero sommerse". Al seguito di diversi dibattiti amministrativi e giudiziari si arrivò ad una specie di compromesso: il Consorzio di Bonifica avrebbe continuato ad eseguire le opere mancanti per assicurare il prosciugamento dei bacini di Donada e Contarina ed avrebbe continuato l'esercizio dei macchinari.

Nel frattempo l'ing. Direttore Carlo Marchi, in data 3 novembre 1909, presentò un progetto di massima che prevedeva due soluzioni, delle quali fu scelta quella che prevedeva la trasformazione dello scolo Sadocca in mandracchio e la costruzione di idrovore più a monte. Pertanto si suddivise il comprensorio in tre distinti bacini: Sadocca, Pesara-Ca'Giustinian e Chiavichetta-Contarini, ciascuno servito da idrovore installate rispettivamente nelle località Voltona, Ponte Giustinian, Ponte Chiavichetta, che avrebbero versato le acque nello scolo Sadocca, il quale le avrebbe condotte a sfociare in Po di Levante alla località Secchioni a scolo naturale quando il Po di Levante sarà per permetterlo, a scolo artificiale con le attuali idrovore quando esso supererà la quota anzidetta.

In data 25 ottobre 1926 venne stipulato il Contratto d'Appalto fra il Consorzio e l'Impresa per i lavori di fornitura ed installazione dei macchinari termici dell'impianto idrovoro Sadocca. Il certificato di collaudo è del 3 settembre 1928.

3. IDROVORA CHIAVICHETTA


L'idrovora si presentava in condizioni disastrose; la copertura in più punti aveva subito crolli e non vi erano più serramenti, con una conseguente forte intrusione animale e vegetale. Gli interventi da attivare risultavano consistenti e radicali: dal completo rifacimento della copertura, al recupero dell'intero apparato murario in mattoni facciavista, serramenti, pavimenti ed impianti. Al fabbricato recuperato dal punto di vista strutturale, visto le modeste dimensioni, è stata aggiunta, all'interno, una zona soppalco al fine di aumentarne le superfici di impiego senza tuttavia alterare le caratteristiche architettoniche esterne.

Il Direttore del " Consorzio per la bonificazione polesana alla destra di Canal Bianco e di Po di Levante", Ing. Carlo Marchi in data 3 novembre 1909, presentò un progetto di massima per il completamento della bonifica del territorio, che consisteva in due soluzioni delle quali fu scelta quella che prevedeva la trasformazione dello scolo Sadocca in un canale emissario, nel quale sarebbero state "sversate" le acque di tre bacini. Sadocca, Pesara-Ca' Giustinian e Chiavichetta- Contarini, ciascuna servito da un'idrovora.

Dopo la redazione di alcune varianti progettuali, come la costruzione di due anziché tre idrovore, precisamente l'impianto di Ca' Giustinian e quello di Chiavichetta, il Governo autorizzò l'esecuzione delle opere complementari con Decreto 25 luglio 1914. Il "Processo verbale di consegna" , a firma dell'Ing. Carlo Marchi e del Sig.Angelo Ricci dell'impresa, per la costruzione dell'impianto idrovoro Chiavichetta, della casa di abitazione del macchinista e delle opere murarie è datato 1 luglio 1915. Per quanto riguarda la parte meccanica, l'Ing. Carlo Marchi progettò, con variante successiva, di " far azionare le pompe centrifughe a mezzo dell'energia elettrica e, pertanto, previde la fornitura di due motori elettrici per "l'impianto al Ponte Chiavichetta".

Nello stesso tempo Marchi pensò di fornire gli impianti anche di motori " ad olio pesante" utilizzati per il funzionamento diurno e per eventuali sospensioni di energia elettrica. Negli anni '60 l'idrovora fu abbandonata e la sua funzione fu sostenuta dal nuovo impianto idrovoro Ca' Giustinian.

4. IDROVORA CA' GIUSTINIAN


L'idrovora si presentava in condizioni precarie, la copertura aveva subito un primo crollo e alcuni serramenti erano mancanti, con una conseguente forte intrusione animale e vegetale. La casa del macchinista era in condizioni buone. E' presente un antico pozzo per la raccolta di acqua piovana. Il fabbricato idrovoro necessitava di consistenti interventi di recupero, conseguenza dell'incuria in cui versava da anni. Gran parte delle macchine originali erano ancora presenti in loco per cui ne è stato previsto il recupero e l'esposizione, dopo accurata pulizia. Del vecchio fabbricato idrovoro sarà utilizzabile, ai fini dell'attività di laboratorio, solo la parte a due piani, rimanendo la parte occupata dagli antichi macchinari originali adibita a spazi espositivi. L'abitazione del custode non necessitava di interventi particolarmente consistenti ad eccezione delle straordinarie opere di manutenzione delle murature e degli infissi ed una ristrutturazione degli impianti elettrici ed idrotermosanitari.

Il Direttore del " Consorzio per la bonificazione polesana alla destra di Canal Bianco e di Po di Levante", Ing. Carlo Marchi in data 3 novembre 1909, presentò un progetto di massima per il completamento della bonifica del territorio, che consisteva in due soluzioni delle quali fu scelta quella che prevedeva la trasformazione dello scolo Sadocca in un canale emissario, nel quale sarebbero state "sversate" le acque di tre bacini. Sadocca, Pesara-Ca' Giustinian e Chiavichetta- Contarini, ciascuno servito da un'idrovora.

Dopo la redazione di alcune varianti progettuali, come la costruzione di due anziché tre idrovore, precisamente l'impianto di Ca' Giustinian e quello di Chiavichetta, il Governo autorizzò l'esecuzione delle opere complementari con Decreto 25 luglio 1914. Il "Processo verbale di consegna" , a firma dell'Ing. Carlo Marchi e del Sig.Angelo Ricci dell'impresa, per la costruzione del fabbricato idrovoro Ca'Giustinian, della casa di abitazione del macchinista e delle opere murarie è datato 1 luglio 1915. Per quanto riguarda la parte meccanica, l'Ing. Carlo Marchi progettò, con variante successiva, di " far azionare le pompe centrifughe a mezzo dell'energia elettrica e, pertanto, previde la fornitura di quattro motori elettrici per "l'impianto al Ponte Doppio".

Nello stesso tempo Marchi pensò di fornire gli impianti anche di motori " ad olio pesante" utilizzati per il funzionamento diurno e per eventuali sospensioni di energia elettrica. Negli anni '60, a seguito della subsidenza, l'idrovora venne abbandonata e fu sostituita da un nuovo impianto, sito nelle vicinanze.


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