Progetto Ecosite

Progetto Ecosite Il progetto "Ecosite delta del Po" è stato concepito con l'intento di porre le basi per la nascita di un'area che rappresenti una nuova filiera economica e scientifica legata alle caratteristiche peculiari del territorio espresse sia dalle risorse naturali che dalle risorse umane. A tal proposito, nell'ambito del Comune di Porto Viro sono stai individuati quattro manufatti legati alla storia della bonifica, il cui recupero rappresenta l'occasione per la valorizzazione dell'area sia in chiave storico-culturale, attraverso il collegamento con l'ex idrovora Ca' Vendramin oggi Museo Regionale della Bonifica a Taglio di Po, che in chiave turistica, in quanto tali edifici possono diventare punti di sosta all'interno di itinerari a piedi, in bicicletta o a cavallo.

I recuperi previsti consentono di ampliare l'offerta di programmi di educazione ambientale e turistica di un'area, quella deltizia, in continua evoluzione. Il progetto prevede, in dettaglio, la realizzazione di un Centro-Laboratorio che sarà la sede di Ecosite e di tre centri complementari destinati alla ricerca ed allo studio nel campo del turismo eco compatibile, naturalistico e di visitazione, attraverso il recupero di vecchi manufatti idraulici, idrovore e pozzi, legati alle vicissitudini del territorio.

I manufatti interessati dal progetto sono stati:



1. IDROVORA CHIAVICA EMISSARIA


L'idrovora si presentava in avanzato stato di degrado: la copertura era in eternit, le pareti erano quasi completamente compromesse così come la pavimentazione; all'esterno le pompe, un tempo attive erano arrugginite, il ponte e le ponte vinciane, sottostanti l'idrovora dal lato del Collettore Padano-Polesano, erano in condizioni precarie. Gli interventi sono consistiti nello smaltimento della vecchia copertura in eternit, sostituita con una copertura realizzata in pannelli auto portanti opportunamente coibentati; il solaio in legno è stato ricostruito, così come tutti i serramenti; si è intervenuti con iniezioni di resine là dove la struttura appariva fortemente degradata. Inoltre, poiché in una parte dell'idrovora sono ancora presenti due grosse pompe, si è avuto cura di rispettare lo spazio ad esse pertinente, utilizzandolo parzialmente recuperandone il valore ed il significato.

Con i lavori del Collettore Padano Polesano portati a termine nel 1901, venne costruita, in prossimità del recapito delle acque nel Po di Levante, la "Chiavica Emissaria a 5 luci", munita di porte vinciane mobili per impedire temporaneamente l'entrata d'acqua nel Collettore in presenza di alti livelli idrometrici in Po di Levante in conseguenza di piene o mareggiate.

Negli anni '50 a seguito del ben noto fenomeno della subsidenza ( abbassamenti del terreno di 2-3 metri nei territori comunali di Porto Viro), il Collettore risentì dei conseguenti effetti negativi denunciando piene sempre più pericolose con fontanazzi e rotture di argini. Oltre alla necessità di adeguare le arginature, nel 1958 si ritenne opportuno costruire un impianto idrovoro provvisorio della portata di 20 m3/s, a monte della Chiavica Emissaria, utilizzando le pompe che il ministero dell'Agricoltura aveva già acquistato per le necessità di pronto intervento.

L'idrovora provvisoria rimase in funzione fino al 01.09.68 quando, con la costruzione dell'idrovora Cavanella, fu introdotto un nuovo regime idraulico nel tratto di Collettore a valle della Conca di Volta Grimana, per cui l'Idrovora Chiavica Emissaria svolse solo le funzioni di impianto di 2° salto per il bacino Cavana ( Donada ) di 600 ha di superficie. Negli anni '80 anche questa funzione venne meno per lo scarico diretto del bacino Cavana in Po di Levante.

2. IDROVORA SADOCCA


L'idrovora, ancora funzionante, è in buone condizioni, mentre notevole è il degrado del magazzino-officina; la casa del macchinista è stata parzialmente ristrutturata. La parte attualmente in uso presentava la necessità di un intervento di pulizia e di sistemazione delle facciate in mattoni in facciavista, la sistemazione e ripresa di intonaci interni e di serramenti. Nella parte utilizzata per le attività del Centro, l'intervento è stato più consistente, in quanto era necessario la realizzazione di scale, pavimentazioni, nuovi serramenti, impianti elettrici, termici e sanitari. Il vecchio magazzino ha subito un radicale intervento con il rifacimento della copertura, col recupero della vecchia muratura facciavista e dei materiali lapidei presenti utilizzando le tecniche del restauro architettonico. Sono stati realizzati nuovi pavimenti, serramenti di impianti. Sono stati realizzati i servizi igienici ed un piccolo vano con funzioni di magazzino in cui poter riporre i materiali sensibili o delicati che necessitano di attenzioni particolari. L'abitazione del custode è stata rinnovata.

Con Regio Decreto 19 novembre 1892, venne concessa l'esecuzione di alcune opere di bonifica al "Consorzio per la bonificazione polesana alla destra di Canal Bianco e di Po di Levante", che riuniva i consorzi di bonifica dei "terreni superiori" ( collocati tra l'argine del Gigante e la fossa di Polesella ) e quella dei " terreni inferiori"( più vicina al mare ). Nella prima fase del disegno dell'opera della bonifica polesana si aveva divisato, che un collettore principale, defluente dalla parte superiore del consorzio, attraversando le valli salse scaricasse le sue acque direttamente in mare. Ma, visto l'enorme costo di tale progetto il Ministro consigliò invece, che il collettore principale avesse la sua foce su Po di Levante in una località detta di Dossarello.

Vennero avviati i lavori e , alla fine del 1898, il Consorzio aveva ultimato il macchinario idrovoro di Sadocca. Ma cominciarono alcuni problemi: il Consorzio polesano "lasciò detto stabilimento idrovoro senza macchinisti e senza combustibile: alla fine del settembre 1898 caddero piogge abbondanti; le acque rimasero chiuse senza possibilità di sfogo, e le risaie del Bacino Sadocca rimasero sommerse". Al seguito di diversi dibattiti amministrativi e giudiziari si arrivò ad una specie di compromesso: il Consorzio di Bonifica avrebbe continuato ad eseguire le opere mancanti per assicurare il prosciugamento dei bacini di Donada e Contarina ed avrebbe continuato l'esercizio dei macchinari.

Nel frattempo l'ing. Direttore Carlo Marchi, in data 3 novembre 1909, presentò un progetto di massima che prevedeva due soluzioni, delle quali fu scelta quella che prevedeva la trasformazione dello scolo Sadocca in mandracchio e la costruzione di idrovore più a monte. Pertanto si suddivise il comprensorio in tre distinti bacini: Sadocca, Pesara-Ca'Giustinian e Chiavichetta-Contarini, ciascuno servito da idrovore installate rispettivamente nelle località Voltona, Ponte Giustinian, Ponte Chiavichetta, che avrebbero versato le acque nello scolo Sadocca, il quale le avrebbe condotte a sfociare in Po di Levante alla località Secchioni a scolo naturale quando il Po di Levante sarà per permetterlo, a scolo artificiale con le attuali idrovore quando esso supererà la quota anzidetta.

In data 25 ottobre 1926 venne stipulato il Contratto d'Appalto fra il Consorzio e l'Impresa per i lavori di fornitura ed installazione dei macchinari termici dell'impianto idrovoro Sadocca. Il certificato di collaudo è del 3 settembre 1928.

3. IDROVORA CHIAVICHETTA


L'idrovora si presentava in condizioni disastrose; la copertura in più punti aveva subito crolli e non vi erano più serramenti, con una conseguente forte intrusione animale e vegetale. Gli interventi da attivare risultavano consistenti e radicali: dal completo rifacimento della copertura, al recupero dell'intero apparato murario in mattoni facciavista, serramenti, pavimenti ed impianti. Al fabbricato recuperato dal punto di vista strutturale, visto le modeste dimensioni, è stata aggiunta, all'interno, una zona soppalco al fine di aumentarne le superfici di impiego senza tuttavia alterare le caratteristiche architettoniche esterne.

Il Direttore del " Consorzio per la bonificazione polesana alla destra di Canal Bianco e di Po di Levante", Ing. Carlo Marchi in data 3 novembre 1909, presentò un progetto di massima per il completamento della bonifica del territorio, che consisteva in due soluzioni delle quali fu scelta quella che prevedeva la trasformazione dello scolo Sadocca in un canale emissario, nel quale sarebbero state "sversate" le acque di tre bacini. Sadocca, Pesara-Ca' Giustinian e Chiavichetta- Contarini, ciascuna servito da un'idrovora.

Dopo la redazione di alcune varianti progettuali, come la costruzione di due anziché tre idrovore, precisamente l'impianto di Ca' Giustinian e quello di Chiavichetta, il Governo autorizzò l'esecuzione delle opere complementari con Decreto 25 luglio 1914. Il "Processo verbale di consegna" , a firma dell'Ing. Carlo Marchi e del Sig.Angelo Ricci dell'impresa, per la costruzione dell'impianto idrovoro Chiavichetta, della casa di abitazione del macchinista e delle opere murarie è datato 1 luglio 1915. Per quanto riguarda la parte meccanica, l'Ing. Carlo Marchi progettò, con variante successiva, di " far azionare le pompe centrifughe a mezzo dell'energia elettrica e, pertanto, previde la fornitura di due motori elettrici per "l'impianto al Ponte Chiavichetta".

Nello stesso tempo Marchi pensò di fornire gli impianti anche di motori " ad olio pesante" utilizzati per il funzionamento diurno e per eventuali sospensioni di energia elettrica. Negli anni '60 l'idrovora fu abbandonata e la sua funzione fu sostenuta dal nuovo impianto idrovoro Ca' Giustinian.

4. IDROVORA CA' GIUSTINIAN


L'idrovora si presentava in condizioni precarie, la copertura aveva subito un primo crollo e alcuni serramenti erano mancanti, con una conseguente forte intrusione animale e vegetale. La casa del macchinista era in condizioni buone. E' presente un antico pozzo per la raccolta di acqua piovana. Il fabbricato idrovoro necessitava di consistenti interventi di recupero, conseguenza dell'incuria in cui versava da anni. Gran parte delle macchine originali erano ancora presenti in loco per cui ne è stato previsto il recupero e l'esposizione, dopo accurata pulizia. Del vecchio fabbricato idrovoro sarà utilizzabile, ai fini dell'attività di laboratorio, solo la parte a due piani, rimanendo la parte occupata dagli antichi macchinari originali adibita a spazi espositivi. L'abitazione del custode non necessitava di interventi particolarmente consistenti ad eccezione delle straordinarie opere di manutenzione delle murature e degli infissi ed una ristrutturazione degli impianti elettrici ed idrotermosanitari.

Il Direttore del " Consorzio per la bonificazione polesana alla destra di Canal Bianco e di Po di Levante", Ing. Carlo Marchi in data 3 novembre 1909, presentò un progetto di massima per il completamento della bonifica del territorio, che consisteva in due soluzioni delle quali fu scelta quella che prevedeva la trasformazione dello scolo Sadocca in un canale emissario, nel quale sarebbero state "sversate" le acque di tre bacini. Sadocca, Pesara-Ca' Giustinian e Chiavichetta- Contarini, ciascuno servito da un'idrovora.

Dopo la redazione di alcune varianti progettuali, come la costruzione di due anziché tre idrovore, precisamente l'impianto di Ca' Giustinian e quello di Chiavichetta, il Governo autorizzò l'esecuzione delle opere complementari con Decreto 25 luglio 1914. Il "Processo verbale di consegna" , a firma dell'Ing. Carlo Marchi e del Sig.Angelo Ricci dell'impresa, per la costruzione del fabbricato idrovoro Ca'Giustinian, della casa di abitazione del macchinista e delle opere murarie è datato 1 luglio 1915. Per quanto riguarda la parte meccanica, l'Ing. Carlo Marchi progettò, con variante successiva, di " far azionare le pompe centrifughe a mezzo dell'energia elettrica e, pertanto, previde la fornitura di quattro motori elettrici per "l'impianto al Ponte Doppio".

Nello stesso tempo Marchi pensò di fornire gli impianti anche di motori " ad olio pesante" utilizzati per il funzionamento diurno e per eventuali sospensioni di energia elettrica. Negli anni '60, a seguito della subsidenza, l'idrovora venne abbandonata e fu sostituita da un nuovo impianto, sito nelle vicinanze.


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